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The notch – La tacca

EssentialPhoneThe notch – la tacca

Dopo lo scarso successo dei Pixel 3 nel tentativo di rubare il mercato agli iPhone, la concorrenza ha provato a fare qualcosa di diverso sperando di avere migliore fortuna di Google e, appena sono apparse le primi voci sul notch Apple, si è precipitata ad inserirlo anche lei nei propri device. A volte per valide ragioni, altre meno.

La notizia di questa iniziativa ha occupato le pagine dei blog per parecchio tempo e le ha lasciate quando qualcuno ha cominciato a chiedersi quali erano le ragioni reali di questa adozione. La concorrenza, si diceva, doveva svuotare i magazzini e il notch poteva essere utile a questo scopo anche se non era chiaro a cosa potesse servire e perché Apple ed Essential l’avevano adottato.

Quanto segue sono miei commenti ad articoli trovati in rete sull’adozione della tacca. Se, volete, potete trovarne altri, cercando “android notch *”.  Sono ragionevolmente sicuro che se fate ricerche simili potrete ottenere dei buoni risultati, sopratutto se andate un po’ indietro nel tempo.

Il Notch dilaga

Tutto è cominciato quando la Apple ha presentato l’iPhone X. I commenti più o meno benevoli su esso hanno risvegliato lo spirito di emulazione nella concorrenza e regalato tanta pubblicità gratis ad Apple.

Qualcuno ha fatto scelte simili ad Essential o ad Apple, altri, invece, hanno reso i loro dispositivi riconoscibili perchè la loro tacca seguiva la regola “l’ho messa lì ma non so a cosa serva”.

Di solito la sua disposizione intralciava  l’uso del dispositivo in cui era stata inserita, nascondeva problemi rimasti irrisolti o metteva in difficoltà chiunque cercasse di capire perché era stata messa lì e non in un altro posto.

L’AI per distinguersi dai concorrenti

Ad un certo punto quella tacca ce l’avevano tutti o quasi e presto fu chiaro che, se non si faceva qualcosa, molti dispositivi sarebbero rimasti sugli scaffali.

Quel qualcosa è stata l’idea di aggiungere l’AI in modo che gestisse i componenti del dispositivo, tacca compresa, ottendendo ottimi risultati nelle fotografie fatte con il dispositivo, la sua tecnologia, la gestione delle giacenze di magazzino, i profitti e, soprattutto la pubblicità a costo zero fatta dalla rete.

Altri hanno seguito altre vie per rinnovare il proprio catalogo senza riciclare il materiale invenduto. Le motivazioni addotte sono state un esempio di immaginazione, fantasia e creatività usate per nascondere l’incapacità di usare e prevedere l’uso di questa tecnologia in dispositivi come gli smartphone.

C’è stato anche chi, per distinguersi e cercare di vendere qualcosa, ha preso un po’ da tutti per non sbagliare. Quando qualcuno ha chiesto loro dei ragguagli su questa loro scelta, hanno risposto nella maniera più varia senza farsi problemi sull’eventuale possibilità di contraddirsi o di essere presi in flagranza mentre lo facevano. Come è successo, ad esempio, ad Oppo e Samsung che l’hanno fatto tutte le volte che portava loro qualche vantaggio sulla concorrenza.

N.B: lo smartphone in cima all’articolo è lo smartphone Essential, il primo a proporre il notch. Dopo di lui i primi ad arrivare sono stati gli smartphone Apple e poi la concorrenza.

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