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I nuovi sfidanti degli umani? Le intelligenze artificiali

I nuovi sfidanti degli umani? Le intelligenze artificiali
Negli ultimi decenni le sfide tra l’uomo e l’intelligenza artificiale si sono susseguite senza soluzioni di continuità. Da quel 1979 in cui il campione del mondo di backgammon venne sconfitto da una macchina, l’AI ha fatto passi da gigante battendo molte volte avversari in carne e ossa nelle discipline più disparate, dagli scacchi al poker sportivo.

Pochi anni dopo la vittoria a backgammon, la stessa azienda sviluppò un altro computer esperto di scacchi, Chinook, per sfidare alcuni dei più grandi campioni mondiali. La seconda esperienza si chiuse in parità: la macchina batté Arnold Denker ma si arrese contro Marion Tinsley. Fu con la terza sfida, però, che si iniziarono a intuire le potenzialità dell’intelligenza artificiale.

Messo di fronte a Deep Blue dell’IBM, il campione mondiale di scacchi Gary Kasparov venne sconfitto più e più volte in gare con le regole ufficiali. Stesso esito anche nello Scrabble: in questo caso fu il programma Quackle a battere David Boys.


Anche nel poker i sistemi di intelligenza artificiale sono riusciti a battere l’uomo. Nel 2017 l’AI
Libratus, sviluppata dall’Università americana Carnegie Mellon, superò la resistenza di quattro tra i giocatori più forti al mondo in un torneo lungo 20 giorni. Stesso risultato anche per DeepStack, coetanea di Libratus e capace di sconfiggere alcuni professionisti del Texas Hold’em.

Il poker sportivo è diventato famoso nell’ultimo decennio grazie alle imprese di campioni come Jason Koon, Darren Elias e Chris Ferguson. E proprio gli ultimi due sono stati sconfitti da Pluribus, l’ultimo esempio di intelligenza artificiale, nato a opera degli stessi ricercatori della Carnegie Mellon sulla base di Libratus.

La differenza? Se la prima versione era in grado di vincere soltanto in uno contro uno, l’AI evoluta ha battuto i professionisti del tavolo verde in un tavolo con più giocatori presenti. E che giocatori. Tra gli sconfitti ci sono Darren Elias, detentore del maggior numero di titoli del World Poker Tour, e Chris “Jesus” Ferguson, trionfatore di sei eventi della WSOP.

L’obiettivo degli sviluppatori di Pluribus, però, non è quello di creare un sistema che sia soltanto in grado di giocare a poker. Lo scopo ultimo è quello di creare un AI che collabori con l’uomo e che possa trovare applicazione in diversi campi, dalla sicurezza informatica alla guida autonoma. Il punto di forza di Pluribus? La sua velocità di calcolo, estremamente inferiore rispetto a quella dei predecessori.


E dopo aver sconfitto l’uomo a scacchi, scarabeo e poker, l’intelligenza artificiale ha vinto anche ai videogiochi. È stato il sistema della
Google DeepMind, capace di imparare da solo, conoscendo esclusivamente le regole di base e giocando contro sé stesso, a battere giocatori in carne e ossa a “Rubabandiera”, famosissimo videogame in 3D.

Non è stata l’unica creazione di Google DeepMind in grado di vincere con l’uomo. Nel 2016 il programma AlphaGo riuscì a battere per 4 a 1 uno dei più forti giocatori di Go, l’antico gioco da tavola cinese che prevede un numero di mosse possibili pressoché infinito.

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