Prodotti e mode in rete.

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prodotti e mode in reteProdotti e mode in rete

Talvolta alcuni prodotti, hanno un successo/insuccesso che mette in difficoltà la concorrenza, altre volte è il marketing a spingere il mercato ad adottarli anche se non sempre in maniera molto razionale. L’ irrazionalità, però, non è un’esclusiva del mercato; colpisce anche i produttori e li spinge talvolta a fare le cose frettolosamente immettendo sul mercato prodotti con qualche difetto di troppo. Ma anche quando tutto va per il verso giusto, i  prodotti e mode che attraversano la rete non hanno lunga vita.. Appaiono, rimangono visibili per un po’, qualcuno fa profitti, altri fanno acquisti di cui poi si pentono e torna, per un po’ la quiete prima che tutto ricominci. Alcuni prodotti, sopravvivono un po’ di più degli altri e diventano i protagonisti delle vicende che animano il web. Alcune di loro sono interessanti, altre divertenti; il resto lascia il tempo che trova e di solito è il risultato di qualche campagna di marketing mal progettata e riuscita in maniera ancora peggiore, per quanto possibile. Nel seguito ne troverete qualcuna che ha lasciato tracce importanti nel mondo della rete e dell’informatica influenzando molti frequentatori e l’evoluzione della rete di questi ultimi anni.

MP3 & AAC

L’MP3, in origine, era un sistema di compressione, adatto alle linee telefoniche di qualche tempo fa e permetteva la condivisione via web della musica registrata e ascoltata attraverso degli scatolotti di moda in quel periodo. Gli iPod erano quelli più famosi; Apple aveva appena cominciato a proporli e anche la concorrenza aveva fatto altrettanto incontrando qualche problema con i software anticopia per la protezione dei diritti d’autore, implementati parecchio grossolanamente, che avevano limitato le vendite di quei prodotti. Avere nel proprio dispositivo musica registrata con L’MP3 divenne  talmente frequente da fare diventare quei dispositivi i lettori  MP3 per antonomasia.
Qualche tempo dopo Apple rese disponibile il formato AAC che gradualmente venne adottato anche dalla concorrenza che non lo pubblicizzò mai molto. In fin dei conti quel formato era qualcosa proposta da Apple, da copiare, senza ricordarne la paternità, per  non fare pubblicità ai suoi a scapito dei propri. Con il passare del tempo chi gestiva l’MP3 si rese conto che il suo formato perdeva sempre più terreno nei confronti dell’AAC e non rinnovò il brevetto ritenendo quel tipo di compressione era oramai fuori dal tempo e molto meno efficiente nel comprimere i segnali musicali di altri metodi come l’AAC. Molti produttori la sua scarsa efficienza non aveva grande importanza di fronte alla sua economicità, ora che non c’erano più i diritti d’autore da pagare e decisero di continuare ad inserirlo nei loro dispositivi nascondendo ai loro clienti l’esistenza del formato di compressione Apple.

Apple

Per evitare di finire coinvolta in pasticci vecchi e nuovi, Apple ha deciso di chiedere la password alle applicazioni terze che devono entrare in iCloud per qualche loro motivo. La decisione, suppongo, sia stata presa per contrastare la moda molto in uso per alcuni prodotti e utenti, di prendere la sicurezza, la loro, con troppa leggerezza. Al momento in cui scrivo non è ancora attiva questo nuova regola ma lo sarà presto. Qualcuno non ha gradito e lo ha fatto sapere in giro senza riuscire a mandar giù il fatto che Apple ha stimato che un uso dei suoi prodotti implica un tasso di fedeltà, o qualcosa di simile, pari a 0.92. Significa che è di moda rimanere fedeli al proprio smartphone: ogni 100 acquirenti e utenti di iPhone, 92 sostituiscono quello vecchio con uno nuovo senza curarsi degli altri prodotti più o meno simili presenti sul mercato, compresi quelli Android. Loro vogliono solo iPhone e null’altro.
Qualche utente ha ironizzato un po’ su questa notizia ma pochi gli hanno dato retta.

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Netflix, Google e gli utenti Android

Netflix e Google hanno deciso, con svariati anni di ritardo di seguire una strada non molto diversa da quella intrapresa da Apple: gli utenti che pasticceranno troppo i loro dispositivi e i loro prodotti si ritroveranno il loro uso bloccato. Per quanto riguarda Google, ora gli sviluppatori possono scegliere a quali dispositivi destinare i loro lavori e Netflix ha deciso di non permettere streaming ai dispositivi ritenuti non completamente originali. Anche in questo caso c’è stata gente che si è lamentata di queste decisioni ma non è durata molto. I loro piagnucolamenti non sono durati molto visto lo scarso sostegno ricevuto dalla rete.

Per ora ci fermiamo qui.

N.B:L’immagine di testa è tratta dalla collezione di immagini del mio archivio; è stata presa dalla rete e leggermente modifica nelle dimensioni.In quell’immagine si vedono i prodotti di moda sul nostro pianeta la cui geologia ha idee un po’ diverse dalla rete sui prodotti da pubblicizzare, se mi è consentita questa ironia.

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